Nei prossimi mesi si andrà a definire il nuovo assetto degli Enti Locali: le provincie saranno soppiantate dalle Unioni Territoriali Intercomunali (UTI), all’interno delle quali i comuni saranno obbligati a gestire in forma associata diversi servizi e occuparsi della pianificazione sovracomunale.

La proposta iniziale deliberata a Trieste prevede dei confini coincidenti con gli attuali Ambiti Socio-Assistenziali (attualmente del nostro ambito fanno parte i comuni di Azzano Decimo, Chions, Prata di Pordenone, Pasiano di Pordenone, Zoppola e Pravisdomini). Nei prossimi due mesi i singoli comuni potranno chiedere di aderire ad un’unione diversa, purchè territorialmente contermine. La decisione finale spetterà comunque alla Regione prevedibilmente nel mese di maggio.

Concretamente, dal 1 gennaio 2016 e in maniera graduale, le UTI dovranno gestire in forma associata ben 12 servizi, per la gran parte oggi ancora in capo ai singoli comuni, tra cui: la polizia locale, la gestione dei rifiuti, la protezione civile, la pianificazione territoriale, i servizi sociali, la gestione del personale, le attività produttive e il SUAP, l’edilizia scolastica e i servizi scolastici.

In queste settimane ci siamo confrontati anche con altri amministratori della provincia e abbiamo approfondito le possibili ricadute sui servizi ai cittadini, nel caso Fiume Veneto sia inserita nell’unione dei comuni del Sile (Azzano X° capofila) piuttosto che del Noncello (Pordenone capofila), mentre riteniamo del tutto illogica sia sotto il profilo storico che funzionale la possibilità di aderire all’UTI della Destra Tagliamento (S. Vito capofila).

Aderire all’UTI del Sile di Azzano Decimo, con cui già oggi condividiamo diversi dei servizi, ci pare al momento una scelta più ragionata, in funzione della storicità, dell’omogeneità del territorio, del peso politico e progettuale che potremmo avere confrontandoci con comuni delle dimensioni simili alle nostre. A Pordenone riconosciamo uno standard qualitativo elevato – sempre che rimanga tale anche dopo il raddoppio della platea degli utenti che l’UTI prefigurerebbe – ma è secondo noi una scelta territorialmente poco convincente, nella quale si dovrebbe iniziare da zero e in cui il nostro voto in assemblea dei sindaci sarebbe irrilevante nei confronti dei comuni in fascia di abitanti superiore. La recente vicenda del fallimento della convenzione dell’ufficio urbanistica con il capoluogo è un esempio lampante di cosa significa mettere in piedi delle trattative da una posizione di debolezza. Anche logisticamente l’UTI del Noncello potrebbe rappresentare un ostacolo di non poco conto per l’interfaccia tra i cittadini e gli uffici: il rischio che Fiume Veneto diventi una succursale amministrativa di Pordenone, Porcia e Cordenons è concreto.

Considerato che la scelta che andremmo a compiere sarà irrevocabile per i prossimi 10 anni, porteremo durante le prossime riunioni il nostro contributo nella speranza che si possa trovare una posizione unitaria in seno al consiglio comunale, guardando alle conseguenze per i cittadini che decisioni di questo calibro determineranno, senza inseguire equilibrismi politici e di bottega, tanto cari alla vecchia politica poco concreta ma tanto autoreferenziale.

Nello specchietto abbiamo voluto riassumere il peso politico dei vari comuni nelle due ipotesi. Pare evidente come aderire all’UTI del Noncello relegherebbe Fiume Veneto all’irrilevanza.

voti uti

Per approfondire:

Sito della Regione

Testo integrale della Delibera n 180-2015

Allegato 1 alla Delibera 180-2015 (1)

UTI_FVG_2015